RECENSIONI

MAGGIO 2010

ARTICOLO TRATTO DALLA RIVISTA “LATE FOR THE SKY”N°99 (PENSIERI SULLA MORTE DI SKIP BATTIN)

 
 RICORDANDO SKIP (di RICKY MANTOAN)


Confesso che trovo qualche difficoltA' a parlare di Skip oggi perchE' E' come aprire una ferita che non vuole rimarginarsi, perchE' mi rendo conto che quel vecchio orso mi manca terribilmente.
Ma forse mi farA' bene parlarne un po’.

Devo parlare di un Uomo che ho sempre considerato come un fratello piU' grande,che mi sembra di aver conosciuto da sempre…Ricordo ad esempio  di  quando andavo ad aspettarlo all’aeroporto o al treno e lui sbucava fuori, riprendevamo il discorso esattamente dal punto in cui l’avevamo interrotto l’ultima volta che era partito per tornarsene in Oregon, tra le sue piantagioni di mirtilli e fragole…Incontrai per la prima volta Skip nell’estate del 1981 quando venne in Italia coi Flying Burrito Bros.

E fu subito amicizia,grande e senza riserve,tanto che prima di ripartire oer gli States mi lasciO' il suo mitico basso Precision del 1954 tutto ricoperto di uccellini che aveva diligentemente ritagliato dalla carta e poi incollato sul basso…Quante volte l’avevo visto nelle foto sui giornali; mi sembrO' che Skip mi avesse lasciato un qualcosa di sacro che alla sera andavo ad accarezzare come se potesse trasmettermi un po’ della magia che son sicuro conteneva.

Sapeva di Beat Club, di Stompin’ Ground r di grandi festivals all’aperto, e io ne ero il geloso custode quasi si fosse trattato della spada di Re ArtU'.
Quell’anno rimase con sua moglie, la dolce Patty, che poteva essergli ampiamente figlia, ”Ma non lo era”come simpaticamente ammiccava lui quando qualche curioso gli chiedeva chi fosse quella ragazzina. Quell’anno rimasero a casa mia per tre mesi e fu per me, oltre alla gioia di questo avvenimento, come aver fatto diversi anni di un’universitA' della musica dove il suonare non era una cosa meccanica di sola bravura ma parte di un vivere quotidiano scandito da cose semplici, lunghe passeggiate mentre lui mi comunicava con frasi a volte anche sibilline, il suo credo e il suo amore che comprendeva tutti quelli che avevano avuto la fortuna di incontrarlo.

Altre volte erano “trucchi” da mettere in campo cantando e suonando, una vera miniera di segreti che non mi avrebbero più abbandonato.Ricorderò sempre quello che mi disse dopo una serata (ne avevamo fatto una dozzina per tutta l’ Italia)che era andata, a mio avviso,un po’ storta:poca gente,tempo orribile e io avevo l’umore sotto gli stivali, tanto che non volevo neanche fare il secondo set dello spettacolo.Lo vedo ancora adesso, Skip seduto davanti a me che sembravo un bambino imbronciato;mi disse sorridendo una cos che da allora ho scolpita nella mente :Ricky,se vuoi essere un musicista non fare così, ricorda che se hai cinquanta persone davanti a te o cinquemila, tu devi sempre suonare con la stessa determinazione e grinta, quelle persone, anche se sono poche,hanno fatto chilometri di strada per vederci perchE' per loro questo E' ’ EVENTO.

Loro non sanno che sei stanco ,se hai fame ho altro.Loro sono qui per te e meritano tutti il tuo rispetto. Per loro questa sera E' unica e tu suoni per loro, solo per loro.

Ognuno E' qui che ti ammira e tu devi suonare per ognuno,ognuno ha un sogno e tu lo devi accompagnare in quel sogno. Solo così diventerai qualcuno di importante per il pubblico”!! Rimasi scioccato da quelle parole che anche se dette con semplicitA' risuonarono in me come un grande e misterioso gong, e capii che la mia vita era cambiata.Skip aveva ragione e io dovevo lavorare sodo sul mio carattere per sentirmi degno della sua amicizia.

Da allora lo elessi il mio Guru e nelle decine di concerti cher abbiamo fatto negli anni ho seguito le sue lezioni di vita. Era bello sentirlo cantare, la sera, presso la culla di mia figlia Sarah, vecchie ballate del suo inesauribile repertorio, anche canti di mare che aveva mutuato dalle sue origini olandesi.

Da allora, per anni, abbiamo fatto tournees insieme, con Roger McGuinn al quale mi presentO' dicendogli:”Tranquillo, Roger, questo qua conosce i nostri pezzi meglio di noi”. Concludo con l’ultima sera, era il Novembre del 1994, avevamo suonato alla TV Svizzera che poi da quel concerto estrasse un video e un cd (Live in Geneva), fu un concerto sfavillante, col pubblico entusiasta, alla fine io non vedevo l’ora di sbattermi su uno dei letti dell’hotel, invece vidi Skip e il gruppo salire stancamente sul loro pullman perchE' era saltata fuori una nuova serata in Bretagna. Skip aveva il viso stravolto e allucinato: salI' sul bus  e mi diede per l’ultima volta la mano. Aveva gli occhi che gli scoppiavano dalla febbre, (o forse stava per piangere) la sua mano era sottile, sembrava quella di un bambino. Lo guardai e capii che non l’avrei piU' rivisto in questo mondo, come spesso scherzava quando si chiacchierava sul “dopo-vita”. La mano scivolO' via, il bus si allontanO' nella notte ed io mi sorpresi a pensare alle parole di “He was a friend of mine”.

 

 

25 OTTOBRE 2007 "ECO DI BIELLA"

Jessica, una new entry per il "Branco

L'Erios terra' di nuovo a battesimo il gruppo di Ricky Mantoan

L'ha tenuto a battesimo quasi trent'anni fa, nel 1978. E oggi, il teatro Erios di Vigliano (che all'epoca si chiamava ancora "Teatro della Pettina") si prepara ad accogliere nuovamente il Branco Selvaggio in quello che sarà il concerto del ritorno sulle scene dopo tre anni di "ritiro" forzato, dovuto a problemi personali-familiari di alcuni dei suoi componenti. «Per noi si tratta di un ritorno più che gradito a Vigliano e nel Biellese», commenta il polistrumentista eporediese Ricky Mantoan, vera anima del gruppo in concerto stasera per il primo appuntamento fuori abbonamento della stagione teatrale viglianese (ore 21; prezzi: intero 10 euro, ridotto 8). Per questo "secondo debutto", il Branco Selvaggio si presenta al pubblico «con brani di nuovo country (pezzi originali composti da me e cover reinterpretate), attenti però a non tradire le nostre radici, il country californiano. Brani - aggiunge Mantoan - che uniscono il ritmo a una melodia accattivante, e che ben si prestano a essere ballati». Tra le novità, anche una new entry: la torinese Jessica Cavallari. Allieva di Mantoan alla pedal steel guitar («è l'unica donna in Italia a suonarla», dice il suo insegnante), pur continuando a far parte degli Overland Stage Co., sua prima formazione nella quale è batterista il padre, si è ben inserita strumentalmente nel "Branco", apportando, tra l'altro, un valido contributo vocale. Con lei, a completare il gruppo, Luciano Costa (originario di Casale Monferrato), Dario Zara (di Ivrea) e il viglianese Beppe D'Angelo, pilastro ritmico del Branco Selvaggio, già componente dei Backstage, band country di Biella. E' prevista per Natale l'uscita del nuovo album del "Branco", a cui farà seguito un'ulteriore incisione che includerà vari brani integralmente composti da Ricky Mantoan.

Lara Bertolazzi

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ottobre 2007 "il buscadero"